Verificato

Offida Cinemaperto 2012

21:41 Aug 16 2012 63073 Offida Province of Ascoli Piceno, Italy

Descrizione
L’associazione culturale Blow Up presenta l’ormai consueto appuntamento estivo “Cinemaperto“, rassegna filmica con proiezioni all’aperto nella magnifica cornice della città di Offida.

Tutte le proiezioni si svolgeranno presso il Largo della Musica. Il primo appuntamento giovedì 5 luglio alle ore 21.15 con la visione del film “Welcome” di Philippe Lioret.

Per scaricare il comunicato, click qui.

INGRESSO GRATUITO.

Offida Cinemaperto 2012

Percorsi nel cinema contemporaneo



Giovedì 5 luglio, Largo della Musica, ore 21.15

“Welcome” di Philippe Lioret (Francia 2009, col, 110’)



Giovedì 12 luglio, Largo della Musica, ore 21.15

“Il giardino di limoni” di Eran Riklis (Germania/Francia/Israele 2008, col, 106’)



Giovedì 26 luglio, Largo della Musica, ore 21.15

“Machan” di Uberto Pasolini (Italia/Germania/Sri Lanka 2008, col, 108’)



Giovedì 2 agosto, Largo della Musica, ore 21.15

“Terraferma” di Emanuele Crialese (Italia/Francia 2011, col, 88’)



Giovedì 9 agosto, Largo della Musica, ore 21.15

“L’ospite inatteso” di Thomas McCarthy (USA 2007, col, 104’)



Giovedì 16 agosto, Largo della Musica, ore 21.15

“L’eternità e un giorno” di Theo Angelopoulos (Francia/Grecia/Italia 1998, col 129’)



SINOSSI

“Welcome” di Philippe Lioret (Francia 2009, col, 110’)

Il film è ambientato a Calais, in Francia e vede come protagonisti Simon Calmat (Vincent Lindon), un ex campione olimpionico di nuoto, e Bilal Kayani (Firat Ayyerdi), immigrato curdo-iracheno.

Bilal giunge a Calais dopo un viaggio attraverso l’Europa durato oltre tre mesi con lo scopo di ricongiungersi alla fidanzata Mina (Derya Ayyerdi), che vive a Londra con la sua famiglia. Non potendosi affidare ai trafficanti di clandesini, Bilal viene aiutato da Simon ad allenarsi per attraversare la Manica a nuoto. A complicare le cose interviene il rigido controllo del padre di Mina sulla famiglia: quest’ultima, infatti, viene promessa in sposa ad un ricco cugino, Hassam, in cambio di una promessa di lavoro. Ad opporsi ai protagonisti, inoltre, la polizia di frontiera intenzionata a stroncare il traffico di clandestini e ad ostacolare in ogni modo le organizzazioni umanitarie di volontariato, di cui fa parte anche l’ex-moglie di Simon, Marion (Audrey Dana).

Vincitore di svariati premi, come il Premio LUX assegnato dal Parlamento Europeo, ha ottenuto dieci candidature ai Premi César 2010, fra cui quelle per il miglior film e il miglior regista.

“Il giardino di limoni” di Eran Riklis (Germania/Francia/Israele 2008, col, 106’)

Salma Zidane vive in Cisgiordania, ha 45 anni ed è rimasta sola da quando suo marito è morto e i suoi figli se ne sono andati. Quando il Ministro della difesa israeliano si trasferisce in una casa vicina a quella di Salma, la donna ingaggia una battaglia legale con gli avvocati del Ministro che, per motivi di sicurezza, vogliono abbattere i secolari alberi di limoni che sono nel suo giardino. Ma Salma non lotterà da sola. Infatti, oltre al supporto del suo avvocato – un trentenne divorziato con cui nasce un profondo sentimento amoroso – Salma troverà inaspettatamente anche quello della moglie del Ministro che, stanca della sua vita solitaria per gli impegni del marito, prende a cuore il caso della sua vicina di casa palestinese.

“La pellicola rende con efficacia il pesante clima psicologico di sospetto reciproco e di paura continua per possibili attentati. Alla fine è un’altra donna, la moglie del ministro, l’unico personaggio che si interessa seriamente del dramma della vicina cercando di superare il confine storico-politico oltre che fisico.” (Gherardo Ugolini, ‘L’Unità’, 11 febbraio 2008). Dal regista di “La sposa siriana” un film bellissimo che ha vinto numerosi premi internazionali.

“Machan” di Uberto Pasolini (Italia/Germania/Sri Lanka 2008, col, 108’)

Esordio nella regia per Umberto Pasolini, nome famoso ma parente di Visconti e non di Pierpaolo, produttore italiano famoso per “ The full monty” di Peter Cattaneo, e per Palookaville e “I vestiti nuovi dell’imperatore” entrambi di Alan Taylor.

Il film racconta la storia vera di un gruppo di cingalesi, che sbarcano il lunario nella caotica città di Colombo nei modi più diversi: cameriere, fattorino, venditore ambulante – ambulante nel senso che deambula a piedi, in mezzo alla strada, cercando di piazzare retine di frutta- senza riuscire a sopravvivere dignitosamente. Scopriamo così, o ce lo ricorda la storia, che lo Sri Lanka è una dittatura, che gli abitanti in molti casi sopravvivono malamente in baracche piene di acqua e spazzatura, che il sogno di tutti è andare via. Iniziano così a costituire questa fantomatica squadra, prima fra la cerchia degli amici e poi via via sempre più allargandosi con l’ingresso nel gruppo dei più diversi (e bizzarri) partecipanti. Non tutti cingalesi, poiché la disperazione, si sa, è globalizzata; e il particolare che della pallamano non sappiano neanche le regole basilari non sembra un problema, finché non devono giocare partite…

“Terraferma” di Emanuele Crialese (Italia/Francia 2011, col, 88’)

E’ la storia di un’isola siciliana, di pescatori, quasi intatta. Appena lambita dal turismo, che pure comincia a modificare comportamenti e mentalità degli isolani. E al tempo stesso investita dagli arrivi dei clandestini, e dalla regola nuova del respingimento: la negazione stessa della cultura del

mare, che obbliga al soccorso. Una famiglia di pescatori con al centro un vecchio di grande autorità, una giovane donna che non vuole rinunciare a vivere una vita migliore e un ragazzo che, nella confusione, cerca la sua strada morale. Tutti messi di fronte a una decisione da prendere, che segnerà la loro vita. Il regista più materico del cinema italiano, dopo “Respiro” e “Nuovomondo”, mette in scena gli elementi (acqua, aria, terra, fuoco, metallo e legno) fondendoli con gli uomini e le loro inquietudini come pochi sanno fare.

“L’ospite inatteso” di Thomas McCarthy (USA 2007, col, 104’)

Nel film L’ospite inatteso Walter Vale, professore universitario di Economia, vedovo da cinque anni, vive una vita monotona in una cittadina del Connecticut. Quando Walter di malavoglia accetta di sostituire un collega a una conferenza a New York City, scopre con sorpresa che il suo appartamento, da tempo disabitato, è stato affittato con un imbroglio a una giovane coppia, il siriano Tarek e l’africana Zainab. Dopo un primo momento di sconcerto Walter decide di farli restare finché non si siano trovati un altro posto. Anche attraverso una comune passione per la musica, in breve, tra Walter e Tarek prende forma un’amicizia che la più guardinga Zainab disapprova. Quando però un contatto accidentale con la polizia fa finire Tarek, immigrato irregolare, in un centro di detenzione dell’I.C.E. (Immigration and Customs Enforcement), Walter risulta essere l’unica persona che gli può far visita. L’impegno di Walter nei confronti del suo giovane amico si rafforza ancor di più con la comparsa di Mouna, la madre di Tarek venuta in cerca del figlio. Mentre i quattro affrontano le desolanti realtà del sistema di immigrazione americano e i problemi della loro vita, affiora la loro umanità attraverso situazioni ora goffe e comiche, ora tenere e drammatiche. Un film bellissimo, delicato, acuto, civile e personale, che è valso al regista diversi premi internazionali.

“L’eternità e un giorno” di Theo Angelopoulos (Francia/Grecia/Italia 1998, col 129’)

A Salonicco, Alessandro, poeta e intellettuale ormai anziano, si prepara a lasciare definitivamente la casa sul mare dove ha sempre vissuto. Casualmente ritrova una lettera della moglie Anna: vi è descritto un giorno d’estate di trenta anni prima. Allora Alessandro sente che è giunto il momento di cominciare un viaggio senza una meta particolare, se non quella di mettere insieme le suggestioni del passato e le malinconie del presente.

L’eternità e un giorno è un film diretto da Theo Angelopoulos, di produzione franco-greco-italiana per l’Istituto Luce, vincitore della Palma d’Oro per il miglior film al 51° Festival di Cannes.

Film tratto da un soggetto di Albert Camus e fotografato da Yorgos Arvanitis e Andreas Sinanos, si avvale della sceneggiatura dello stesso Theo Angelopoulos (qui al suo undicesimo film come regista), Tonino Guerra e Petros Markaris. La colonna sonora è firmata da Eleni Karaindrou.

Il valore del film risiede nella parte poetica dell’operazione cinematografica, attraverso l’accumulo di metafore, allegorie, temi e suggestioni.
Link alla fonte della notizia
http://www.facebook.com/events/379875958733811/
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